Risanamento Conservativo del Mulino di Prariond
Progetto di restauro del mulino storico nel Comune di Valgrisenche, finanziato dal PNRR. Un'opera di valorizzazione dell'architettura rurale alpina che restituirà alla comunità un bene di straordinario valore storico e culturale, testimonianza dell'ingegneria idraulica tradizionale.
Il Villaggio di Prariond
Il villaggio di Prariond sorge in destra orografica della Dora di Valgrisenche, in una conca rotondeggiante che probabilmente un tempo ospitava un lago. Il toponimo in patois "pra-riond" significa proprio "prato rotondo".
Il nucleo abitato rappresenta un eccellente esempio di architettura rurale alpina, con edifici di particolare valore storico risalenti principalmente al 1700-1800. Come tutti i villaggi di montagna, Prariond disponeva di strutture comunitarie: il mulino, due forni, una cappella e una fontana.
Oggi il villaggio è vitale, con 6 nuclei familiari residenti tutto l'anno, di cui 2 con bambini in età scolare. Durante l'estate la popolazione aumenta significativamente con l'utilizzo delle seconde case.
Attività presenti
  • Azienda agricola zootecnica
  • Laboratorio di scultura
  • Guida alpina
  • Agronomo
  • Artigiani (falegname ed edile)
Patrimonio Architettonico
Granaio del 1617
Rascard di particolare interesse architettonico, restaurato nei primi anni '90
Cappella di San Germano
Edificio sacro del 1640, censito come bene monumento (scheda n.21 del piano regolatore)
Forni comunitari
Due forni storici, uno dei quali recuperato negli ultimi 10 anni
Il Mulino
Unico mulino rimasto in tutta la valle, risalente almeno al 1734
Il villaggio ricade in sottozona Ae10 della variante al PRGC, mentre il mulino è in zona agricola Eh4. Dal secondo dopoguerra, gli edifici privati sono stati oggetto di restauri conservativi che li hanno riportati in ottimo stato.
Storia Documentata del Mulino
1734
La presenza del mulino è documentata in un'antica cartografia custodita presso il Comune di Valgrisenche e gli archivi storici della Regione Valle d'Aosta. La mappa fu redatta dall'ing. Paolo Marenco in riferimento a una controversia tra nobili locali.
Il mulino risultava già operativo ed è l'unico impianto di questo tipo rappresentato in tutta la valle, testimoniando l'importanza strategica del villaggio di Prariond.
1865
Da una lettera del 17 settembre 1865 dell'allora Sindaco di Valgrisenche Frassy, in riscontro ad una precisa richiesta della Prefettura di Torino a tutti i Sindaci, del 23 agosto 1865, inerente la statistica dei molini e delle macine per i cereali, (archivio storico del Comune di Valgrisenche), apprendiamo che il proprietario di quello di Prariond era già un antenato della famiglia Vierin: Viérin [Alessandro] Isidore.
La proprietà è poi definita negli atti di divisione fino al 1938, quando venne attribuita agli eredi come "diritti" di utilizzo.
L'edificio è inserito in catasto al Foglio n.7 Mapp. n.62. .
Caratteristiche Architettoniche
Struttura
Pianta rettangolare di circa 4,20 x 3,50 metri con muri in pietra a secco doppi, costituiti da pietre affiancate e a tratti passanti per maggiore stabilità
Copertura
Tetto a due spioventi con orditura in legno ricoperto in lose (lastre di pietra tradizionali)
Aperture
Una finestrella in legno sul lato nord e una porta in legno sul lato ovest
Pavimentazione
Lose posate e affiancate senza legante, con lastroni di pietra ai margini dell'alveo come piano di calpestio
L'edificio era costruito direttamente sopra il torrente, che lo attraversa al suo interno, una soluzione ingegneristica che permetteva di sfruttare direttamente la forza idraulica per azionare il meccanismo di macinazione.
Il Meccanismo Idraulico
Il mulino di Prariond funzionava con un sofisticato impianto a ruota orizzontale. L'acqua veniva captata a monte tramite una piccola diga di sassi che innalzava il livello e garantiva una portata costante.
01
Captazione
L'acqua veniva prelevata dal torrente tramite una diga di sassi
02
Trasporto
Una canaletta in legno (roggia) di circa 30 metri trasportava l'acqua, supportata da un pilone in pietra
03
Accelerazione
Il pilone permetteva l'innalzamento e l'inclinazione finale per conferire maggiore potenza al flusso
04
Azionamento
L'acqua colpiva le pale a cucchiao della ruota verticale, generando il movimento rotatorio
05
Scarico
L'acqua veniva restituita al torrente tramite un canale di scarico a valle
La regolazione del flusso era garantita da un canale di derivazione con valvola (paratoia), inizialmente in legno e successivamente in ferro.
La Ruota e la Macina
La Ruota Idraulica
La ruota orizzontale ricostruita è in legno di larice.
Formata da un fusto di legno a tronco di cono, rinforzato da due cerchi in ferro. Nella sua porzione inferiore sono ricavate, a raggiera, delle feritoie in cui sono fissate, per mezzo di zeppe, le dodici pale a forma di semicucchiaio, che formano la ruota orizzontale.
Il fusto è solcato, internamente, in senso verticale, da una profonda scanalatura rettangolare, in cui è inserito il palo di ferro o albero di trasmissione, la cui estremità inferiore, a forma di freccia, termina con un perno/punteruolo che si appoggia in una sede semisferica scavata in un blocchetto in ferro (bronzina), inserito in una scatola di legno rettangolare, incastrata in un incavo, al centro della banchina.
La Macina
Formata da due mole circolari in pietra. La mola superiore rotante, di 85 cm di diametro e 3,5 cm di spessore, era costituita da tre settori circolari contenuti da un cerchio in ferro.
Le macine erano incise con canalette radiali ottenute per battitura. L'operazione di "battere mola" consisteva nel riscolpire periodicamente le incisioni per ottenere farine di diversa grossezza.
Stato Attuale di Degrado
Struttura muraria
I muri sui lati nord ed est sono pressoché crollati. Il tetto, parzialmente crollato, è sostenuto precariamente da un travetto posizionato dai residenti
Serramenti
La finestrella nord è crollata con il muro. La porta in legno, ammalorata alla base, si apre a fatica essendo rimasta incastrata dal cedimento dei travi
Sistema idraulico
Il pilone di supporto delle canalette è crollato. Delle 4 canalette in legno se ne è recuperata solo una di 32 cm di diametro, le altre sono marcite
Meccanismi interni
Si è recuperata solo la ruota idraulica verticale. La tramoggia in legno è andata distrutta o marcita, insieme agli altri meccanismi lignei
Parte dell'antica macina è ancora sepolta sotto il crollo. La mola superiore, costituita da tre settori circolari, presenta un diametro di 85 cm. Quella inferiore risulta parzialmente spezzata.
L'Intervento di Restauro
Il progetto prevede il ripristino funzionale dell'edificio a scopo culturale e didattico, riutilizzando tutto il materiale originale ancora in loco. Particolare attenzione sarà posta alla tipologia di legante per le murature in pietra.
Consolidamento strutturale
Ricostruzione dei muri crollati utilizzando le pietre originali e leganti compatibili
Ripristino copertura
Nuova travatura in legno di larice locale e copertura in lose tradizionali
Sistema idraulico
Ricostruzione delle canalette in legno e del sistema di captazione dell'acqua
Meccanismi interni
Riallestimento del dispositivo idraulico per il funzionamento del mulino
Il legno necessario per travatura, serramenti e canalette sarà recuperato localmente (larice). L'acqua del torrente, già naturalmente incanalata nell'edificio, sarà utilizzata per ripristinare l'antico meccanismo.
Valorizzazione Culturale e Accessibilità
Allestimento didattico
L'interno sarà completato con 1 pannello esplicativo sul funzionamento del mulino.
Accessibilità
L'accesso al mulino, originariamente previsto con servitù di passaggio attraverso il prato a sud, sarà reso fruibile con un sentiero non lontano dalla strada comunale
Pannelli didattici
Informazioni sul funzionamento e la storia
Il progetto di rigenerazione e valorizzazione dell'architettura rurale restituirà alla comunità un bene di straordinario valore storico, testimonianza dell'ingegneria idraulica tradizionale e della cultura materiale alpina.